Essere counselor, per me, significa scegliere ogni giorno di esserci nella relazione in modo autentico, consapevole e responsabile. Significa offrire uno spazio sicuro in cui la persona possa sentirsi accolta, ascoltata e riconosciuta senza giudizio.È molto più che applicare tecniche: è una postura interiore. È presenza, ascolto profondo, rispetto dei tempi e della storia dell’altro. È la capacità di sospendere il giudizio, di accogliere le emozioni — anche quelle più complesse — e di accompagnare senza sostituirsi.
Per me essere counselor significa credere profondamente nelle risorse della persona, nella sua capacità di autodeterminarsi e di trovare dentro di sé le risposte più autentiche. Il mio ruolo non è indicare la strada, ma camminare accanto, facilitando consapevolezza, chiarezza e possibilità di scelta.Essere counselor significa anche continuare a lavorare su di me, coltivare ascolto e consapevolezza, perché la qualità della relazione che offro nasce prima di tutto dalla qualità della mia presenza. È, in sintesi, un modo di stare nel mondo e nelle relazioni, prima ancora che una professione.
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