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Raffaela Delle Fave
Raffaela Delle Fave
IL TANGO E IL COUNSELLING: LA BELLEZZA DI INCONTRARSI SENZA PERDERSI
Dall'ascolto al ritmo condiviso, la metafora dell'abbraccio nel tango svela l'essenza della professione del counsellor: un viaggio in cui non si impone la direzione, ma si crea uno spazio sicuro in cui l'altro possa ritrovare i propri passi.

Ci sono parole che ascolti e che continuano a danzare dentro di te anche quando un congresso è finito.

Durante il congresso del CNCP a Riccione, uno degli spunti che mi ha particolarmente colpita è stato quello del Presidente, che ha scelto la metafora del tango per raccontare la bellezza della relazione di counselling.

Una metafora che ho sentito profondamente vicina al mio modo di intendere questa professione.

Nel tango, due persone si incontrano, si ascoltano, cercano un ritmo comune. Si avvicinano, si affidano alla musica, ma ciascuna conserva il proprio centro. Nessuno può compiere il passo al posto dell'altro.

E così è anche nel counselling.

Ci si incontra in uno spazio di ascolto, nel quale le parole, le emozioni, i silenzi e persino le esitazioni diventano parte di una danza delicata. Il counsellor non sceglie la musica, non impone il ritmo e non stabilisce la direzione. Ascolta, accoglie e accompagna, rispettando i tempi e l'unicità della persona che ha di fronte.

Credo che la bellezza della relazione d'aiuto risieda proprio qui: esserci senza invadere, accompagnare senza sostituirsi, avvicinarsi senza confondersi.

Perché ascoltare davvero qualcuno non significa dirgli quali passi compiere, ma offrirgli uno spazio in cui possa riconoscere i propri, ritrovare fiducia nelle proprie risorse e sentirsi libero di scegliere la direzione.

Porto con me questa immagine dal congresso: due persone che, per un tratto di strada, condividono la stessa musica, senza rinunciare alla propria identità.

Forse è proprio questo che rende speciale il counselling: non la promessa di avere tutte le risposte, ma la possibilità di abitare insieme le domande, lasciando che ciascuno trovi il proprio ritmo.

Perché la relazione autentica non ci chiede di diventare uguali, ma ci permette di incontrarci restando noi stessi.

E a volte, proprio come nel tango, è nell'ascolto reciproco che nasce il movimento più bello.

Una riflessione nata da uno degli spunti che ho portato con me dal congresso CNCP di Riccione.


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Raffaela Delle Fave
Raffaela Delle Fave
IL TANGO E IL COUNSELLING: LA BELLEZZA DI INCONTRARSI SENZA PERDERSI

Dall'ascolto al ritmo condiviso, la metafora dell'abbraccio nel tango svela l'essenza della professione del counsellor: un viaggio in cui non si impone la direzione, ma si crea uno spazio sicuro in cui l'altro possa ritrovare i propri passi.

Ci sono parole che ascolti e che continuano a danzare dentro di te anche quando un congresso è finito.

Durante il congresso del CNCP a Riccione, uno degli spunti che mi ha particolarmente colpita è stato quello del Presidente, che ha scelto la metafora del tango per raccontare la bellezza della relazione di counselling.

Una metafora che ho sentito profondamente vicina al mio modo di intendere questa professione.

Nel tango, due persone si incontrano, si ascoltano, cercano un ritmo comune. Si avvicinano, si affidano alla musica, ma ciascuna conserva il proprio centro. Nessuno può compiere il passo al posto dell'altro.

E così è anche nel counselling.

Ci si incontra in uno spazio di ascolto, nel quale le parole, le emozioni, i silenzi e persino le esitazioni diventano parte di una danza delicata. Il counsellor non sceglie la musica, non impone il ritmo e non stabilisce la direzione. Ascolta, accoglie e accompagna, rispettando i tempi e l'unicità della persona che ha di fronte.

Credo che la bellezza della relazione d'aiuto risieda proprio qui: esserci senza invadere, accompagnare senza sostituirsi, avvicinarsi senza confondersi.

Perché ascoltare davvero qualcuno non significa dirgli quali passi compiere, ma offrirgli uno spazio in cui possa riconoscere i propri, ritrovare fiducia nelle proprie risorse e sentirsi libero di scegliere la direzione.

Porto con me questa immagine dal congresso: due persone che, per un tratto di strada, condividono la stessa musica, senza rinunciare alla propria identità.

Forse è proprio questo che rende speciale il counselling: non la promessa di avere tutte le risposte, ma la possibilità di abitare insieme le domande, lasciando che ciascuno trovi il proprio ritmo.

Perché la relazione autentica non ci chiede di diventare uguali, ma ci permette di incontrarci restando noi stessi.

E a volte, proprio come nel tango, è nell'ascolto reciproco che nasce il movimento più bello.

Una riflessione nata da uno degli spunti che ho portato con me dal congresso CNCP di Riccione.